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Il rapporto di contrasto (Contrast ratio) è uno dei parametri più importanti tra quelli indicati nelle specifiche di una TV, ma anche uno tra i più sopravvalutati e più utilizzati dai produttori nel pubblicizzare una TV. E’ davvero così importante come si vuole far credere? E ancora cosa sono affidabili i dati dichiarati dai produttori?

Cosa rappresenta il contrasto in una TV?

Cosa definisce il rapporto di contrasto di una TV? E’ semplicemente la differenza tra l’immagine più luminosa e quella più scura che una TV è in grado di riprodurre, che si traduce nella capacità di rappresentare il nero e il bianco come tali, senza sfumature tendenti verso il blu nel primo caso e verso il giallo nel secondo. Si parla di sfumature leggere ovviamente, ma un elevato di livello di contrasti non può che avere benefici sulla buona riproduzione dei colori. In particolare il rapporto di contrasto rappresenta il rapporto di luminosità di un’immagine bianca rispetto ad una nera, dando un’indicazione di quanto il bianco è più luminoso del nero.Viene espresso nella forma x:1.

Metodi di misura del constrasto

Il problema è che non esiste un metodo di misura standard per la misura del contrasto. Il contrasto può essere infatti misurato seguendo due diversi metodi di misura: ANSI e Full On/Off. Il primo metodo di misura si basa su una scacchiera con 8 caselle bianche e 8 caselle nere mostrata a schermo. Mentre con il Full On/Off si misura prima la luminosità di una schermata interamente bianca (Full ON) e successivamente una completamente nera (Full Off). Qual’è la differenza tra i due metodi di misura?

La differenza tra i due metodi di misura utilizzati è che la prima (ANSI) è quella che la prima rappresenta una situazione più verosimile, con un’immagine sullo schermo che contiene zone di luce e di ombra, motivo per cui le zone di luce tendono ad influenzare la misura di quelle nere, abbassando il livello di contrasto misurato. Il secondo metodo (Full On/Off) è quello che permette di misurare valori più elevati, ed è spesso a questa misura che si riferisce il rapporto di contrasto indicato nelle specifiche di una TV.

Contrasto statico e contrasto dinamico

C’è poi da considerare il fatto che esistono due tipi di contrasto: statico e dinamico. Il contrasto statico si riferisce al contrasto nativo del pannello, ovvero la capacità fisica di visualizzare il bianco rispetto al nero. Il contrasto dinamico è invece un parametro non correlato con le caratteristiche di un display, dato che si riferisce a tutto il complesso di ottimizzazione elettronica per esaltare il contrasto, come ad esempio la regolazione dell’ intensità delle luci a seconda del colore da visualizzare, con un risultato, che nonostante possa portare ad un rapporto appetibile da esibire tra le specifiche, cela abilmente un degrado qualitativo dell’immagine.

A peggiorare l’affidabilità della misura del contrasto statico, subentra anche la tecnologia utilizzata. Alcune TV con retroilluminazione a LED, utilizzano il cosiddetto Local Dimming, che consiste nel suddividere i LED in zone, controllando varie zone dello schermo separatamente. Con questa tecnica la luminosità viene controllata in base al colore da visualizzare, tendendo ad una luce più soffusa nelle aree più scure. In questo modo è chiaro come una simile tecnologia sia in grado di aumentare il risultato della misura ANSI, dove lo schermo viene suddiviso in aree con differente luminosità.

In definitiva la combinazione Contrasto Dinamico – metodo di misura Full On/Off porta ad una misura decisamente ottimistica rispetto alla realtà, che ha come unico obiettivo quello di incentivare all’acquisto il potenziale acquirente. I numeri pubblicizzati infatti si riferiscono nella maggior parte dei casi al contrasto dinamico misurato in Full On/Off.

Inoltre nell’incertezza della misura del contrasto non rientrano solo la tipologia e il metodo di misura ma anche altri fattori come il riflesso sullo schermo delle luci esterne, provenienti dall’ambiente in cui è utilizzata la TV. Le misure vengono effettuate in ambienti “ideali” dove sono assenti quasi del tutto fenomeni di riflessione sullo schermo, situazione ben diversa dalla realtà, dove i riflessi di luce tendono ad abbassare notevolmente il livello di contrasto percepito realmente rispetto a quello misurato dal produttore.

Quali sono le TV con un contrasto più elevato?

Il rapporto di contrasto di una TV è intrinsecamente legato alla tecnologia utilizzata. In un display LCD a lampade CCFL (Luce fluorescente a catodo freddo) o a LED, la retroilluminazione è sempre attiva per rendere visibili i singoli pixel, mentre le vecchie TV CRT (a raggi catodici) consentivano lo spegnimento fisico dei fasci di luce, in corrispondenza delle aree scure. Le TV al plasma si pongono in una via di mezzo tra CCFL/LED e CRT, dato che i singoli pixel sono in grado di spegnersi individualmente, raggiungendo in questo modo livelli di nero quasi perfetti, limitati solo da un trascurabile fattore di illuminazione proveniente dalla carica dei gas nobili.

In un panorama così confusionario è difficile basare la scelta di una TV sul dato del contrasto indicato tra le specifiche. In linea di massima è il plasma ad offrire il maggiore livello di contrasti (stiamo volontariamente trascurando le OLED TV, dal prezzo ancora troppo elevato per sperare in una diffusione commerciale di massa), mentre il gli LCD a LED soffrono di svantaggi legati alla tecnologia. Per quest’ultimi l’unico consiglio che possiamo darvi è quello di controllare se tra le specifiche è dichiarato anche il contrasto statico, e prendere quel valore come riferimento da confrontare con altri modelli.